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Lunedì, Luglio 16, 2018

Perché Investire in Cina

Export e forte crescita della domanda interna e investimenti pubblici: questi i driver dello sviluppo del GDL (PIL – Prodotto Interno Lordo) cinese. La Cina è un importante partner commerciale per molti Paesi nel mondo, rappresentando un mercato di approvvigionamento e di sbocco chiave.
 
La Cina nell’ambio dei Paesi membri del BRIC (Brasile, Russia, India e Cina), pur avendo registrato negli ultimi anni un rallentamento nella crescita del GDL-PIL, è il "Paese" che meglio ha saputo reagire alla crisi internazionale. Nel 2010 come correttamente era stato previsto dalla Banca Mondiale, il GDL-PIL cinese è tornato a crescere superando i 10 punti percentuali. I ritmi di sviluppo si sono riportati al livello pre-crisi tanto che le Autorità cinesi hanno provveduto con ridurre l’intensità delle misure di stimolo fiscale e di sostegno al credito bancario adottate nel periodo di crisi.

Secondo uno studio realizzato da City Private Bank e Knight Frank, attualmente in Cina vi sono circa 500 mila persone che detengono un patrimonio superiore a 1 milione di dollari. Si stima invece che le persone benestanti (con reddito superiore a 50.000 dollari l’anno) siano circa 200 milioni (dato aggiornato al febbraio 2014).

I NUMERI DELLA CINA

  • Territorio:9.598.100 kmq.
  • GDP-PIL (dato al 2013): 9.169 miliardi di dollari.
  • GDP-PIL pro-capite (dato al 2013): 10.329 dollari.
  • Riserve valutarie (dato al 2013): 3.310 miliardi di dollari.
  • Saldo bilancia dei pagamenti (dato al 2013): 182,8 miliardi di dollari.
  • Export (dato al 2013): 2.210 miliardi di dollari.
  • Inflazione (dato al 2013): 3%.
  • Investimenti esteri diretti (dato al 2013): 117,5 miliardi di dollari.
  • Popolazione (dato al 2013): 1,361 miliardi.
  • Evoluzione demografica annuale: 0,481%.
Il rapporto sulla competitività del World Economic Forum colloca la Cina ai primi posti nel ranking mondiale. Tra i vari parametri che concorrono a determinare l’indice, la Cina ottiene i migliori punteggi con riferimento a:
  • Ampiezza del mercato.
  • Formazione primaria e superiore.
  • Ambiente macroeconomico.
  • Efficienza del mercato del lavoro.
  • Efficienza del mercato dei beni.
  • Istituzioni.
  • Infrastrutture. 

Tutto ciò ponderato da alcuni fattori critici quali l’inefficienza della burocrazia, difficoltà di accesso alla finanza, inflazione.

Nel dicembre 2001, con l’adesione all’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), il "Paese" ha ampliato la propria apertura all’estero e la propria partecipazione alla globalizzazione, oltre a perfezionare il sistema economico di mercato socialista e ad avviare profonde riforme giuridiche nei vari settori commerciali.

Tali riforme introdotte e necessarie a performare l’asset del "Paese" creando nuovi spazi d’investimento per gli imprenditori stranieri erano la condizione cui la Cina avrebbe dovuto sottostare per entrare a far parte della grande comunità economica mondiale. L’impegno nel portare avanti la riforma della giurisprudenza a tutela e protezione degli investitori stranieri è stato mantenuto.

La politica estera della Repubblica Popolare Cinese si sviluppa su quattro assi principali.

  • Incremento e miglioramento delle relazioni con i Paesi confinanti al fine di creare un ambiente regionale che favorisca gli scambi commerciali e nuovi sviluppi dell’economia.
  • Accesso alle risorse naturali nei Paesi in via di sviluppo.
  • Opposizione all’egemonia americana e sviluppo di partnership strategiche con altre potenze economiche medie e grandi.
  • Prosecuzione del processo di ricongiungimento di Taiwan e repressione di ogni forma di separatismo ai confini, soprattutto nelle Regioni autonome del Tibet e dello Xinjiang che confinano con l’Asia Minore.

In passato il Governo centrale aveva limitato l’ingresso d’investitori stranieri al solo settore industriale, poiché si presentava, in primo luogo, il problema di conciliare l’impostazione locale e quella invece, straniera dei servizi, e, in secondo luogo, poiché molte attività del terziario coinvolgevano in modo diretto gli ambiti sociali e politici molto sensibili.

Nonostante tale indirizzo fosse parzialmente mutato nel corso degli anni ’90, assistendo a un graduale ingresso delle imprese straniere in alcuni settori del terziario mediante partnership con società cinesi, alle società a capitale totalmente straniero (Wholly Foreign Owned Enterprise - WFOE) era ancora preclusa ogni possibilità di operare in modo autonomo in tali settori. Solo con l’ingresso della Cina nella WTO, e quindi dal 2001, è stato dato inizio ad un processo di progressiva liberalizzazione dell’accesso delle società straniere al mercato interno cinese. Gli strumenti che hanno stabilito l’avvio di tale processo sono stati il protocollo di accesso alla WTO, il General Agreement on Trade in Services (GATS), i cui contenuti prevedono un ingresso graduale degli investitori stranieri in diversi settori del terziario, anche tramite le WFOE. L’ingresso della Cina nel WTO ha obbligato la rivisitazione di norme che disciplinano le forme di esercizio di attività imprenditoriali e gli eventuali incentivi e/o limitazioni. Pertanto sono state introdotte le Regulations on Guiding the Direction of Foreign Investment. Tali Leggi, datate 11 febbraio 2002, sono state completate dal Catalogue for the Guidance of Foreign Investment Industries. Esse rappresentano le fonti fondamentali per comprendere se una determinata forma societaria è ammessa o meno nell’ordinamento cinese.

La prosecuzione dell’opera di revisione e integrazione della normativa commerciale e fiscale cinese, con particolare attenzione alle società capitale estero, ha finito per uniformare la disciplina della partecipazione commerciale in società a capitale straniero a quella già esistente a livello interno.

Secondo i dati del Ministero del Commercio Cinese, negli ultimi anni gli investimenti diretti stranieri in Cina hanno raggiunto il record di circa 105,7 miliardi di dollari, con una crescita media del 17%. La cifra include fondi investiti in fabbriche, immobili ed altre attività ad esclusione di azioni e vari strumenti finanziari.

Nel 12° piano quinquennale (2011-2016) è previsto un ampio sviluppo del settore dei trasporti e delle infrastrutture cinesi. Gli investimenti per potenziare la linea dei trasporti ferroviari, nelle zone urbane e in quelle rurali, cresceranno di circa 16% nei prossimi cinque anni. Nel Paese il trasporto merci è fortemente aumentato, con una crescita del trasporto su rotaia e su gomma e un considerevole aumento del trasporto aereo. E’ cresciuto anche il volume di scambio merci nei porti delle zone costiere. Tutto ciò concorre a guardare al futuro della Cina rispetto agli investimenti infrastrutturali.

Nonostante la spettacolare accelerazione del mercato, occorre ricordare che il Governo centrale svolge ancora un ruolo fondamentale nello sviluppo economico del Paese. Il Governo centrale ha un ruolo attivo nelle ristrutturazioni di settori chiave e degli investimenti esteri. Con l’approvazione del 12° piano quinquiennale (2011-2016), il Governo centrale ha fissato nuovo target annuale di crescita del GDP (PIL - Prodotto Interno Lordo) al 7% per i prossimi cinque anni (2011-2016). Il nuovo piano segna un punto di svolta rispetto al passato. Il rapido sviluppo del Paese ha fatto uscire milioni di persone dalla povertà ma ha anche sollevato diverse sfide legate alla sostenibilità (inquinamento, uso intensivo di energia e esaurimento delle risorse) e all’equità (disparità sociali, consumi interni ridotti) di questa crescita.

La spasmodica corsa alla crescita degli ultimi anni deve accompagnarsi anche al raggiungimento di obiettivi di sostenibilità:

  • Migliorare la qualità della vita della popolazione (assistenza sanitaria, educazione), attenuare le disparità sociali e ridistribuire la ricchezza.
  • Accrescere il potere d’acquisto dei lavoratori.
  • Continuare la transizione verso un’economia guidata dai consumi interni invece che dalle esportazioni.
  • Promuovere lo sviluppo delle Regioni occidentali del Paese.
  • Salvaguardare l’ambiente, le risorse e promuovere l’efficienza energetica.
  • Sviluppare alcuni settori prioritari.
  • Risparmio energetico e protezione ambientale, nuove energie (nucleare, eolico, solare), veicoli ad energia pulita.
  • Biotecnologie (farmaci e dispositivi medici), nuovi materiali (semiconduttori di fascia alta e metalli rari), IT (reti a banda larga, sicurezza delle infrastrutture), produzioni di attrezzatura di fascia alta.[/list]

Il 12° piano quinquennale (2011-2016) include anche modifiche fiscali mirate, volte a favorire il raggiungimento dei principali obiettivi economici e sociali. L’aumento del reddito disponibile, favorito da una minore tassazione dei redditi individuali, porterà a un allargamento della classe media cinese, con nuove opportunità legate ai consumi.

In sintesi, guardando agli incrementi di salario agli obiettivi del piano e alla crescita della classe affluent, la Cina, da "fabbrica del mondo", si prospetta essere il più grande mercato di sbocco globale per il prossimo trentennio.

SISTEMA TRIBUTARIO

L’amministrazione fiscale cinese ha al vertice il Ministero delle Finanze e la S.A.T. (State Administration of Taxation).

Tre livelli d’imposizione:

  1. Centrale.
  2. Locale.
  3. Doganale.

Le imposte sono a loro volta identificate in due grandi gruppi:

  • STATE TAX: le imposte che generano entrate per il Governo centrale e da questo raccolte.
  • LOCAL TAX: le imposte che generano entrate per il Governo locale e da questo raccolte.

Con la sua transazione verso un’economia di mercato, la Cina ha acquistato approcci basati sul mercato.

Dall’1 gennaio 2008 in vigore Enterprise Income Tax Law (CIT): una Legge che unisce due regimi d’imposta sul reddito d’impresa, ovvero quello per le imprese a capitale domestico - Domestic Invested Enterprises (DIE) - e quello per le imprese a capitale straniero - Foreign Invested Enterprises (FIE)

Al momento esistono circa 20 tipi diversi di tributi divisi in:

  • Imposte sul reddito, ovvero la EIT (Enterprise Income Tax e Individual Income Tax).
  • Imposta sul volume d’affari, ovvero la IVA (VAT), la BT e la CT (rispettivamente Value Added Tax, Business Tax e Comsuption Tax).
  • Altre imposte/tasse (cui le più rilevanti sono la Stamp Duty, Deed Tax, Land VAT, Urban Real Estate Tax, Resource Tax).
  • Dazi doganali all’importazione ed esportazione che si determinano in virtù della categoria merceologica.

Per garantire la competitività e la sopravvivenza di un’impresa nel mercato, diventa quindi necessario un processo di pianificazione fiscale continuo al fine di poter includere correttamente gli oneri fiscali, sia nei "Business Plan" destinati alla nuova iniziativa che nei previsionali utili alla gestione di un’impresa, piccola o grande che essa sia. Il primo passo per l’investitore che vuole entrare nel mercato cinese è capire se il carico fiscale, incidente sui suoi prodotti o servizi e sulla sua attività in generale, renderà conveniente o meno l’investimento. Durante la pianificazione tributaria, sarà necessario scegliere per quale regime tributario optare. La scelta non sarà definitiva, poiché modificabile all’inizio di ogni esercizio.

In Cina, il sistema di tassazione per le imprese ed il commercio si basa su tre sistemi alternativi:

  1. ACTUAL IMCOME: tassazione in base al reddito effettivo. Questo sistema si applica a coloro autorizzati a svolgere attività commerciali dirette e, in particolare, a quelli che prestano servizi legali, contabili, fiscali, di auditing, nonché agli uffici di rappresentanza di banche ed assicurazioni.
  2. GROSSING UP OF EXPENDITURES: tassazione in base al reddito presunto calcolato sulla base di costi sostenuti dall’impresa. Si applica normalmente alle società di trading, società che erogano servizi nel settore turistico e alle società di trasporto.
  3. PROFIT BASIS: tassazione in base al reddito presunto calcolato come percentuale dei ricavi conseguiti dalla casa madre in Cina. In pratica il reddito presunto è costituito dalle commissioni che un ufficio di rappresentanza potrebbe ottenere sui contratti conclusi dalla casa madre in Cina.

Per determinare la base imponibile, le società si distinguono in tre categorie:

  • Società di produzione.
  • Società di commercio.
  • Società di servizi.

E’ importante rilevare che è sempre concesso dedurre le perdite realizzate nei precedenti cinque periodi d’imposta. Le imposte sui redditi societari sono calcolate con riferimento a periodi d’imposta di durata annuale e sono pagate con acconti trimestrali.

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